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Ripetta di Giorgio Vigolo

Giorgio Vigolo

Ripetta

I platani autunnali
della Passeggiata di Ripetta
fanno sull’altra riva
del fiume un bosco d’oro.

Così li vidi; e adesso li vedrei
dalla finestra mia sul Lungotevere
se vi abitassi ancora
come in sogno la notte vi ritorno.

Ora di pieno giorno
nella luce dell’una li vedo
nel mio sogno ad occhi aperti.

Sento che ormai nella mia vita
alcuna parete non c’è piú
tra veglia e sonno;
un unisono fonde oggi con ieri
in un pedale d’organo di tristezza infinita, e quasi gioia diviene al limitare
di non so quale mutazione in altro.

Giorgio Vigolo
Vita e opere

 

Giorgio Vigolo – Scrittore, nato a Roma il 3 dicembre 1894. Esordì giovanissimo su Lirica e su La Voce; ha poi collaborato, e collabora, a numerose riviste e giornali, anche con scritti di critica e di cultura musicale.

Formatosi nella poetica, fra vociana e rondesca, del “frammento” lirico e del “saggio”, l’ansia di perfezione spirituale e di armonie cosmiche che è al fondo d’ogni suo motivo ispiratore, parve avvicinarlo piuttosto all’Onofri. Ma da soluzioni esoteriche lo tenne poi lontano il suo gusto classico, d’una classicità opulenta e sensuale, tendente al barocco, che a quella “fuga dal tempo” – tuttavia contrastata da amori e indugi terreni – trova adeguata espressione in plastiche visioni di paesaggio: specie di quella sua Roma sentita, anche per influsso del Belli (della cui opera è illuminato interprete ed editore), quale connubio glorioso dell’effimero con l’eterno, quale concrezione, e insieme sublimazione, in pietre, volumi, architetture, di un amalgama umano dei più risentiti e sanguigni. Nelle prose di La città dell’anima, (Roma 1923/, Canto fermo (ivi 1931), Il silenzo creato (ivi 1934), che hanno spesso il rigore e il tono del poemetto, e nei versi di Conclave dei sogni (Roma 1935), la parola stessa sembra entrare in gara con il rilievo, lo spessore delle cose evocate: ma con effetti forse più pieni, poeticamente, in quelle che non in questi, meglio riassorbendo la prosa quel tanto di letteratura che si accompagna alla sua fantasia.

Oltre ad una eccellente antologia dei Sonetti di G.G. Belli (voll. 2 Roma 1930-31), il V. ha curato la traduzione di liriche di Hölderlin (nella riv. Circoli, 1934) e del Meister Floh di Hoffmann (Maestro Pulce, Roma 1944).