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Canzone d'Autunno

I lunghi singhiozzi 
Dei violini 
D'autunno 
Mi feriscono il cuore 
Con un languore 
Monotono. 

Tutto affannato 
E pallido, quando 
Rintocca l'ora, 
Io mi ricordo 
Dei giorni antichi 
E piango; 

E me ne vado 
Nel vento maligno 
Che mi porta 
Di qua, di là, 
Simile alla 
Foglia morta.


Nel link sottostante è possibile ascoltare la poesia di Verlaine musicata da Charles Trenet e ripresa dal cantautore francese Georges Brassens



Chanson d’automne (1866)

di Paul Verlaine

Les sanglots longs
Des violons
De l’automne
Blessent mon cœur
D’une langueur
Monotone.

Tout suffocant
Et blême, quand
Sonne l’heure,
Je me souviens
Des jours anciens
Et je pleure;

Et je m’en vais
Au vent mauvais
Qui m’emporte
Deçà, delà,
Pareil à la
Feuille morte.

Paul Verlaine. Poeta francese (Metz1844 - Parigi 1896). Considerato dai suoi contemporanei il maestro della scuola simbolista, Verlaine esordì con i parnassiani Poèmes saturniens (1866). Condannato a due anni di prigione per aver sparato a A. Rimbaud, del quale era amico, maturò durante la reclusione una nuova forma poetica, più personale e musicale, fuggevole, suggestiva, che si manifesta nei due volumi Romances sans paroles (1874) e Sagesse (1879), fra i più notevoli di tutta la lirica francese dell'Ottocento. 

Compì gli studi al liceo Bonaparte di Parigi; impiegatosi al Comune di Parigi, cominciò a frequentare gli ambienti letterari e pubblicò i Poèmes saturniens, dov'è sensibile l'influsso parnassiano, le Fêtes galantes (1869), più libere e fantasiose, e La bonne chanson (1870), raccolta di rime d'amore, rivolte alla fidanzata, Mathilde Manté, che sposò nel 1870, e da cui ebbe un figlio. Attraversò subito dopo un periodo travagliato, dovuto in parte alla guerra, in parte alla relazione con A. Rimbaud, col quale fuggì da Parigi e dalla Francia, in completa rottura con la moglie; ma presto cominciarono i dissapori tra i due poeti, e Verlaine, ubriaco, sparò due colpi di rivoltella contro l'amico, riportandone (1873) una condanna, scontata in Belgio,, a due anni di prigione durante i quali convertì alla religione. I versi intitolati Art poétique nel volume Jadis et naguère (1884) esprimono con una grazia aggressiva e ironica i propositi del poeta, che la scuola simbolista, allora agli inizi, riconobbe come maestro. Ma simbolista, propriamente, Verlaine, non era; con i suoi giovani ammiratori egli aveva in comune soltanto l'avversione per le forme consuete, e ufficiali, della letteratura. Nonostante una seconda avventura (con un giovane, L. Létinois), proseguì nella sua lirica, venata di pentimenti religiosi, turbata da morbosità decadentistiche, in uno stile che esprime le più segrete e remote vibrazioni dell'anima: Parallèlement (1889), Bonheur (1891), Liturgies  intimes (1892), altre rime di varia ispirazione e valore. Dopo un periodo di vagabondaggi e di miserie, si stabilì definitivamente a Parigi, godendo solo negli ultimi due anni di un generale riconoscimento come principe dei poeti. Dei suoi scritti in prosa, Les poètes maudits (1884) ebbero una grande eco nella critica militante; Mes hôpitaux (1891), Mes prisons (1893), Confessions (1895) ci serbano attestazioni sul carattere e le vicende dell'uomo.

(Dizionario Enciclopedico Treccani)

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