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Ricordiamo per non dimenticare, perché chi non ha memoria non può avere futuro ed è condannato a ripetere gli errori commessi da altri prima di lui.
A questa vicenda tragica della nostra città, si lega anche un piccolo pezzo di storia scritta dalla nostra categoria, quella di Michele Bolgia ferroviere Guardasala, di simpatie socialiste, che dopo l’8 settembre del ’43, volle e seppe unirsi con alcuni militari della Guardia di Finanza incaricati di contrastare il contrabbando nella stazione Tiburtina, per cercare di liberare e far fuggire centinaia di uomini e donne, che ammassati nei carri bestiame, sostavano al binario 27 prima di proseguire il loro viaggio di morte verso i campi di sterminio nazisti.
Questi uomini semplici sapevano di rischiare la loro vita, ma non poterono girare il capo da un’altra parte fingendo di non vedere, di non sentire i lamenti di quelle persone chiuse come bestie in spazi ristretti, in totale promiscuità, costretti a viaggiare per lunghissime ore, senza acqua né cibo, separati dai loro cari, con il terrore e l’ansia di non ritrovarli più. Michele Bolgia aveva già perduto sua moglie, durante il bombardamento del 19 luglio 1943; aveva due figli di dieci e tredici anni. Fu catturato per colpa di una spia fascista, al termine del turno di notte, mentre tornava a casa dai suoi figli. Fu arrestato e chiuso nel carcere di Regina Coeli. Non disse nulla ai suoi aguzzini.
Fu trucidato dai nazisti il 24 marzo del 1944 alle Fosse Ardeatine assieme ad altre 334 persone per rappresaglia, per vendicarsi dell’attacco subito dai GAP romani in Via Rasella, il giorno prima, per cercare di intimidire e terrorizzare la città e i suoi abitanti, per cercare di frenare la crescita continua e costante di quanti, uomini e donne, non vollero piegarsi all’occupazione di Roma, scegliendo di ribellarsi e di riscattare la dignità di una nazione, che il fascismo aveva svenduto alla Germania hitleriana.

La scelta di ricordare, organizzando tutti gli anni una manifestazione alla Stazione Tiburtina, è dunque una scelta libera, non ufficiale; potremmo non farla e contentarci di partecipare alle commemorazioni istituzionali.

Potremmo, ma facciamo diversamente, affiancandoci al cerimoniale, con un contributo originale nostro, fatto senza palchi, fra la gente che sale e scende dai treni, che corre a prendere un autobus o la metro, che ascoltando la nostra musica, il nostro racconto della deportazione, si ferma, ascolta per un po’, in attesa dell’arrivo del treno che la porterà a casa, approvando i più, comprendendo bene cosa stiamo facendo. Così ricordiamo i 1023 ebrei romani, così ricordiamo il nostro Michele Bolgia.

 

Questo raccontano le foto e i video che pubblichiamo sulla pagina Facebook del DLF Roma, sul nostro sito.

Questo è il testo della targa al binario 1 della Stazione Tiburtina:

“Meditate che questo è stato” - Primo Levi

 

Il 16 Ottobre 1943 più di mille ebrei romani,

intere famiglie, uomini, donne, bambini,

vennero strappati alle loro case,

colpevoli solo di esistere.

 

Da questa stazione, racchiusi in carri piombati,

il 18 Ottobre vennero dai nazisti

deportati nei campi di sterminio.

Sedici uomini e solo una donna

fecero ritorno.

 

La loro memoria e quella di tutti i deportati

romani, ebrei, politici, militari, lavoratori,

sia monito perenne perché ovunque simili

tragedie non debbano essere rivissute.

 

MAI PIÙ

 

Comune di Roma – Aned - Comunità ebraica di Roma

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